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Gay & Bisex

IL GIARDINIERE – 1 (Prima parte)


di jeepster
02.08.2025    |    8.450    |    13 9.7
"Appena il giardiniere torna in camera, Carlo si alza, perché a sua volta ha bisogno di usare il bagno; non senza aver osservato attentamente, per un’ultima volta, la figura nuda dell’altro..."
È metà gennaio, piove. Carlo, ventenne studente universitario, è nella sua stanza al primo piano di una villetta a schiera in un sobborgo residenziale alla periferia est della capitale. Sta vicino alla finestra socchiusa per lasciare uscire il fumo della sua sigaretta. Guarda la pioggia battente che viene giù. Ad un tratto la sua attenzione viene catturata dalla figura di un uomo che cammina sul marciapiede della strada sottostante, ma si ripara solo con un piccolo ombrello da donna color malva. Dopo alcuni secondi sfreccia un’auto a tutta velocità che, passando su un enorme pantano creatosi nel frattempo, origina una vera e propria ondata d’acqua che investe in pieno l’uomo sul marciapiede. Questi, visibilmente arrabbiato lancia l’ombrellino verso la macchina ormai lontana, imprecando e facendo degli inequivocabili gestacci.
Carlo, dopo alcuni secondi di sbigottimento, scende lesto di sotto, dal porta-ombrelli ne prende uno e svelto arriva fino al cancelletto del giardino antistante la casa.
«Serve aiuto? – grida verso l’uomo poco più in là – ho assistito alla scena, posso fare qualcosa per lei?».
Questi lo guarda stupito, poi si avvicina e risponde: «Sicuro! Avrei bisogno di asciugarmi e magari di un altro ombrello, visto che quello che avevo, ormai è andato… ma tanto è servito a ben poco» conclude sconsolato.
Il ragazzo allora esce dal cancelletto, si avvicina a lui per ripararlo con l’ombrello e dice: «Venga dentro allora, mi chiamo Carlo»
«Ah, piacere. Io Giulio. Grazie per l’aiuto». Si stringono le mani ed entrano, ma l’uomo rimane a strofinare le scarpe sullo zerbino e poi chiede: «Posso togliermi le scarpe? Non voglio sporcare in giro»
«Sì, certo – risponde il ragazzo – ma prima mi dia il suo giaccone, così lo appendo vicino al termosifone»
«Giusto. Ma puoi darmi del tu per favore? Visto l’aiuto che mi stai dando, ti considero già un amico e mi suona strano darti del lei»
«Ma certo! Intanto vado a prendere un asciugamano e un paio di ciabatte»
«Grazie, sei un vero amico, non mi sono sbagliato» e così dicendo, sfodera un sorriso che conquista subito la simpatia di Carlo.
Mentre Giulio si passa l’asciugamano sulla faccia e sulla testa, il ragazzo gli dice: «Se fossimo della stessa corporatura ti presterei qualche indumento dei miei, ma temo che non ti stiano bene»
«Non ti preoccupare, abito non troppo distante, se mi presti un ombrello, e se la pioggia calma un po’, riprendo subito la via di casa»
«Ma no, dai! Col freddo che fa e coi vestiti bagnati, anche cinque minuti là fuori potrebbero costarti un malanno»
«Mi sa che hai ragione e io non posso proprio permettermi di ammalarmi»
«Ho pensato a un’altra soluzione»
«Sentiamo: quale sarebbe?»
«Adesso te ne vai al bagno di sopra per farti una doccia calda; intanto metto subito nell’asciugatrice i tuoi vestiti bagnati, poi, mentre aspettiamo che si asciughino, ti offro qualcosa di caldo e chiacchieriamo un po’… che ne pensi?»
«Ecco vedi? In realtà penso di essermi proprio sbagliato: tu non sei un vero amico, sei un angelo sceso dal cielo… la tua soluzione è fantastica!» esclama scoppiando in una fragorosa risata che contagia anche Carlo; poi continua: «Ma non ti è di troppo disturbo? E se tornano i tuoi come la prendono?»
«Nessun problema, abito solo con mio padre, che tornerà a casa nel tardo pomeriggio e comunque sono certo che non avrebbe nulla in contrario… seguimi dai, ti accompagno di sopra».
Arrivati davanti alla porta del bagno, gli fa cenno di entrare e poi dice: «Puoi usare l’accappatoio più grande, è quello di papà, poi lo sostituisco. Ora vedo se riesco a trovarti qualcosa da mettere mentre aspettiamo che termini il programma dell’asciugatrice»
«Ma no, non c’è bisogno, posso tenere l’accappatoio»
«Va bene, ora vedo» e così dicendo va in camera di suo padre, dove quasi subito trova nell’armadio una sua tuta sportiva che non indossa da tempo.
Entra in bagno direttamente, trovando la porta del bagno semiaperta; Giulio lo sta aspettando ed è già completamente nudo. Questi gli sorride senza dire niente, ma Carlo rimane impietrito sulla porta; il cuore gli comincia a battere forte. L’emozione che prova lo fa restare come imbambolato; Giulio si accorge del suo imbarazzo e allora gli chiede: «Cosa c’è? Non hai mai visto un uomo nudo? Ti sarà capitato qualche volta in uno spogliatoio, o no?»
«S-Sì, certo, ma n-non è lo stesso» risponde Carlo balbettando.
«E cosa c’è di diverso?» ribatte l’uomo.
«Non lo so, ma non è la stessa cosa»
«Vabbè, magari dopo me lo spieghi». Quindi, con tutta tranquillità, gli va incontro con un sorriso sornione sul viso e gli sfila la tuta dalle mani, l’appoggia su uno sgabello, e senza aggiungere altro, entra nella cabina. Carlo si affretta a raccogliere da terra gli abiti da lavoro fradici di Giulio e li porta nel locale lavanderia; li infila nell’asciugatrice e la fa partire; poi se ne va in cucina per accendere il boiler, con l’intenzione di offrirgli un tè caldo.
Mentre aspetta ripensa alla scena di prima e soprattutto gli è rimasta impressa l’immagine di Giulio nudo. Si rende conto di essere molto attratto da quell’uomo così virile, dal fisico così ben fatto, armonioso, muscoloso, ma non ha quei muscoli eccessivamente sviluppati, e quindi un po’ falsi, che hanno certi uomini che vanno in palestra. “Chissà che lavoro fa?” si chiede. E poi quel viso, anch’esso così virile; i capelli lisci castano scuri né troppo corti né troppo lunghi; la folta barba a incorniciargli la bocca; le sopracciglia, folte anch’esse, sopra due occhi chiari che rendono il suo sguardo magnetico e penetrante; il suo sorriso poi, così amichevolmente sincero, lo rende subito simpatico. “In realtà mi sa che è lui l’angelo caduto dal cielo” pensa Carlo. Infine non gli è certo passato inosservato l’attrezzo che Giulio tiene tra le gambe: è certamente ben dotato; e quella fitta peluria scura che lo circonda e che ricopre i suoi testicoli lo mette ancor più in risalto; per non parlare dei peli che gli ricoprono il petto e le gambe, che contribuiscono a rendere il suo aspetto decisamente molto sexy.
Dopo una ventina di minuti Giulio raggiunge il ragazzo in cucina; indossa la tuta del padre, che gli sta a pennello. Declina l’offerta di un tè ma gradirebbe un caffè, che prontamente Carlo gli prepara.
«Dai Carlo, parlami di te. Cosa fai di bello?» chiede l’uomo.
«Non credo ci sia molto da dire – risponde il ragazzo – studio all’università, sono iscritto al corso di laurea in antropologia e sono abbastanza in regola con gli esami. Mio padre è un architetto e lavora tutto il giorno; ha divorziato da mia madre tre anni fa e io ho voluto venire a vivere con lui perché mamma è troppo soffocante e il suo nuovo compagno non mi piace per niente. Lui all’inizio ha cercato di dissuadermi, dicendo che era troppo impegnato e non avrebbe potuto dedicarsi a me, ma gli ho detto che potevo essere io a dedicarmi a lui e alla casa, e aiutarlo in tutto. Direi che tra di noi c’è un buon rapporto, parliamo spesso, ci confidiamo tutto… beh, io non proprio tutto, ma credo sia normale tra padre e figlio. Ogni tanto esco con gli amici e un paio di volte a settimana vado in palestra»
«Ah, ecco! A proposito della palestra… – lo interrompe Giulio – mi spieghi perché prima ti sei sentito tanto in imbarazzo? Cosa c’era di diverso?»
«Mah, non saprei, forse il fatto che in palestra, anche se si è nudi, ognuno se ne sta per conto suo e solo quelli che si conoscono già, parlano tra loro senza farci caso. Sarà che io socializzo pochissimo, sono troppo timido e comunque non mi sembra di ricordare che uno che non conoscevo si sia rivolto a me quando ancora non s’era vestito»
«Ho capito, e penso che tu abbia ragione, ma come ti avevo detto, io ormai ti consideravo un amico e credevo che fosse lo stesso per te, quindi pensavo che ci potesse essere già quel tipo di confidenza che non ti fa vergognare di mostrarsi nudi l’uno all’altro. Mi dispiace di averti creato imbarazzo, ti chiedo scusa»
«Ma no, non è niente, sono io che sono troppo imbranato, non devi scusarti, anzi, come hai detto tu, è servito ad entrare più in confidenza»
«Bene, sono contento che la vedi così»
«E tu cosa mi racconti di te?» chiede Carlo.
«Già!... avendo io qualche anno più di te, ne ho 42 per l’esattezza, invece potrei andare avanti a lungo, ma mi limito a dire che anch’io sono divorziato, da dieci anni ormai, e non ho figli. Sono tornato a vivere da solo da alcuni mesi, da quando la mia compagna dopo quattro anni di convivenza ha deciso di lasciarmi»
«Posso chiederti perché?»
«Perché ha ritenuto che non gli dedicavo tutta l’attenzione che meritava e che il fatto di non voler avere figli voleva dire che non credevo abbastanza nella validità del nostro rapporto… e in realtà aveva ragione. Perciò è stato meglio così, ero distratto da tante altre cose e sapevo che alla lunga non avrebbe funzionato»
«Capisco… ma cos’erano queste altre distrazioni? La tradivi?»
«Sì, pure, ma non solo. Sempre più spesso volevo far tardi con gli amici, ubriacarmi; andavo alla ricerca di nuove esperienze, anche trasgressive, che non prevedevano il coinvolgimento di lei. In una parola, sentivo che il nostro rapporto era troppo… noioso»
«Beh, allora hai ragione a dire che non poteva durare a lungo»
«E tu invece? Con le ragazze come va? Non hai detto niente in proposito»
«Sì, perché non c’è niente da dire. Ho avuto qualche fidanzata, ma tutte cose brevi e irrilevanti. Anche loro dicevano che non ero abbastanza coinvolto, che non avevo slancio nei loro confronti… e immagino che anche loro avessero ragione»
«Eh già! Le donne hanno sempre ragione, è così! Ah, ah, ah, ah» Giulio scoppia a ridere, quindi anche il ragazzo se la ride allegramente.
«Ma tu che lavoro fai?» ricomincia Carlo.
«Faccio il giardiniere. È per questo che oggi mi trovavo nei paraggi: dovevo prendermi cura del giardino di un’anziana signora che abita poco distante, ma per via della pioggia sono stato costretto a smettere e così me ne stava tornando a casa, con solo l’ombrellino che mi aveva prestato la signora per ripararmi. Poi è successo quello che hai visto anche tu».
«Sì, ma perché a piedi? Non hai la macchina?»
«Come ti ho detto, non abito molto lontano da qui, saranno neanche due chilometri, e dato che non vado in palestra, per tenermi in forma mi faccio bastare il mio lavoro e in più mi faccio delle lunghe camminate»
«Certo, fai benissimo… ma adesso vado a vedere se l’asciugatrice ha finito coi i tuoi panni»
«D’accordo, ti aspetto qua»
Carlo deve trattenersi un po’ per aspettare che l’elettrodomestico finisca il ciclo e così Giulio ha il tempo di riflettere sull’impressione che gli ha fatto il giovane. Sente una notevole affinità con lui ed è come se si fosse stabilita subito una forte connessione tra loro. Lo ha colpito la sua spontaneità e la sua sincera bontà d’animo; la sua totale disponibilità e sollecitudine. Gli suscita un sentimento di sconfinata tenerezza, con i suoi modi premurosi e gentili ma per niente effemminati. È comunque un ragazzo bello e attraente. Poco più basso di Giulio e forse un po’ troppo magro, ma i delicati lineamenti del volto incorniciati da quei capelli castano chiaro, un po’ mossi ma non troppo lunghi, e il suo sguardo attento e intelligente, lo hanno conquistato subito. Quel ragazzo gli piace molto e quasi certamente lui piace a Carlo, a giudicare da come lo fissa e lo osserva, ma chissà se potrebbe esserci altro, oltre la grande simpatia che certamente già c’è, ma che potrebbe non prevedere una più intima vicinanza?
Continua ancora un po’ a ripensare a tutto quello che è accaduto finora e ai discorsi fatti, finché ecco che il ragazzo torna coi suoi vestiti completamente asciutti.
«Ecco fatto! – esclama Carlo – adesso puoi andare di sopra a rivestirti. Vieni, ti mostro qual è la mia camera».
Appena dentro, posa i panni sul suo letto e lascia Giulio da solo dicendo: «Ti aspetto di sotto». Mentre sta per scendere le scale sente la voce dell’uomo che lo chiama: «Carlo, non ci sono le mie mutande»
«Okay, vado a vedere se sono rimaste nel cestello».
Invece quando entra nella lavanderia le trova in terra: devono essergli cadute senza che lui se ne accorgesse. Quindi torna subito di sopra e stavolta, benché la porta sia socchiusa, prima di entrare bussa leggermente e chiede: «Posso entrare?»
«Certo che puoi – risponde Giulio – è camera tua».
Il giardiniere è di nuovo completamente nudo.
Adesso è seduto sul letto e si sta accarezzando il pene completamente eretto. Anche stavolta Carlo resta fermo, stupito e interdetto. Giulio gli sorride e gli fa cenno di avvicinarsi; mentre avanza non riesce a staccare lo sguardo dal membro dell’uomo. Gli porge gli slip, che l’altro prende e lascia cadere per terra dicendo: «Vuoi toccarlo? Puoi farlo se ti va». Anche se quello è esattamente il suo desiderio, il ragazzo non si muove, è incredulo, non riesce a pronunciare una parola, è paonazzo in viso, visibilmente imbarazzato, ma alla fine annuisce. L’altro allora, tirandolo a sé, continua: «A una condizione… che anch’io possa toccare il tuo» e così dicendo gli slaccia la cintura dei pantaloni e gli tira giù la lampo, rivelando la prepotente erezione che i boxer attillati di Carlo non riescono a celare e di cui neanche lui era consapevole. «Bene! Vedo che vogliamo entrambi la stessa cosa» dice Giulio, tastando il pisello del ragazzo, per poi abbassargli insieme i pantaloni e le mutande, lasciando svettare liberamente l’attrezzo di tutto rispetto del giovane. Glielo prende delicatamente in mano per far scorrere il prepuzio, scoprendo totalmente il glande già umido. Lo lecca brevemente, facendo sussultare Carlo, che emette un lieve mugolio; poi l’uomo si poggia con le mani all’indietro per esporre in bella vista il suo basso ventre e aggiunge: «Dai, fallo pure tu». Completamente in balia delle sue pulsioni e del suo desiderio, Carlo s’inginocchia tra le gambe aperte dell’altro e, ancora un po’ esitante e tremante, con una mano tasta le palle di Giulio, mentre con l’altra fa scorrere lievemente le dita sull’asta di carne. Dopo un po’ appare sul buchino dell’uretra una goccia di liquido preseminale e così Giulio lo esorta ad assaggiarlo. Carlo raccoglie la goccia con un dito e se lo porta alla bocca; però continua ad agire come un automa, come se non riuscisse a prendere alcuna iniziativa, quasi avesse paura di fare qualcosa che l’altro potrebbe non gradire. Questi lo invita a ficcarselo in bocca e a succhiarglielo. Il ragazzo obbedisce volentieri, comincia a farselo scorrere nel cavo orale, ma dopo un po’ il giardiniere lo ferma e dice: «Aspetta! Adesso spogliati anche tu». Si alza in piedi e lo aiuta a togliersi tutto, poi lo abbraccia teneramente e lo bacia. Il contatto dei corpi nudi fa salire ancor di più l’eccitazione di entrambi. Appena le due bocche si staccano, Giulio fa stendere il ragazzo sul letto e poi si stende a sua volta in posizione contraria. Inizia a succhiare il cazzo di Carlo, il quale vista la posizione, riprende a succhiare quello dell’altro. Sono momenti di grande piacere per entrambi, fin quando il giovane, gemendo debolmente eiacula nella bocca di Giulio, che ingoia tutto. Anche lui raggiunge quasi subito l’orgasmo masturbandosi velocemente. Poi si abbandona sulla schiena e sussulta mentre gli schizzi di sperma si distribuiscono sul torace e sull’addome; infine rimane immobile, mentre ansima debolmente.
A quel punto Carlo si tira su e appoggiandosi su un gomito guarda con dolcezza il giardiniere, con un dito inizia a giocare con la sborra di lui. Questo provoca in Giulio un’ulteriore piacevolissima sensazione, che rende ancor più profondo il momento di godimento e abbandono dopo l’orgasmo. «Perché non l’assaggi? – gli chiede – potrebbe piacerti sai?».
Carlo segue il consiglio, ma anziché portarsi il dito alla bocca, inizia a leccare qualche goccia rimasta sui peli intorno al pisello, poi si mette in bocca il cazzo ormai flaccido, ma ancora abbastanza allungato, per ripulirlo con la lingua. Le sensazioni che gli suscita il ragazzo, rapiscono Giulio totalmente, facendogli perdere la cognizione di sé. È l’estasi dopo l’orgasmo.
«Sì, ha un buon sapore» dice il ragazzo mentre torna a distendersi supino. Restano muti e immobili per alcuni minuti, fin quando il giardiniere si alza a sedere e prende un pacchetto di fazzolettini di carta che stanno sul comodino. Si ripulisce petto e pancia e poi si distende su un fianco accanto a Carlo, poggiandosi sul braccio che gli tiene sollevata la testa. Ora è lui che lo guarda con dolcezza per alcuni attimi e poi gli mormora in un orecchio: «Se ho ben capito, per te era la prima volta con un uomo, vero?». Il ragazzo annuisce tenendo gli occhi chiusi. «Sai? Anche per me è stata la prima volta – continua Giulio – voglio dire, ho già avuto rapporti con altri maschi, ma questa è la prima volta che l’ho fatto con… sì, con… amore. Ti va di continuare a vederci?». Carlo annuisce di nuovo.
Allora Giulio prosegue: «Sabato potresti venire a cena da me, e se riesci a inventarti una scusa con tuo padre, puoi anche fermarti a dormire. Che ne dici?»
«Sì, mi piacerebbe molto» risponde il ragazzo.
«Bene, vado a darmi una sciacquata, così posso rimettere i miei panni» quindi si alza dal letto per recarsi in bagno.
Carlo rimane disteso a ripensare a quanto è appena successo, a come Giulio l’ha fatto sentire bene, a quanto era stato delicato nel guidarlo e nell’aiutarlo a superare le sue ritrosie e l’imbarazzo. Sentiva già di voler bene a quell’uomo dall’aspetto così virile, eppure così tenero. Avrebbe fatto di tutto per rivederlo.
Appena il giardiniere torna in camera, Carlo si alza, perché a sua volta ha bisogno di usare il bagno; non senza aver osservato attentamente, per un’ultima volta, la figura nuda dell’altro che comincia a rivestirsi, per stamparsela bene in mente.
Dopo qualche minuto si ritrovano nel soggiorno a piano terra, è il momento di salutarsi.
«Ti dico il mio numero, così mi fai uno squillo e io posso memorizzare il tuo».
Dopo essersi scambiati i numeri, si guardano per qualche attimo in silenzio e poi si baciano lungamente.
«Allora siamo intesi per sabato» dice Giulio, interrompendo il bacio.
«Sì, ti faccio sapere al più presto»
«Ancora grazie per tutto quel che hai fatto per me… più di quanto avrei mai potuto aspettarmi»
«Ma figurati! E poi sono stato così bene con te… allora ci vediamo sabato?»
«Ci puoi scommettere!» conclude il giardiniere, sfoderando un largo sorriso, mentre si avvia verso l’uscio. Il ragazzo lo accompagna, gli porge un ombrello e aprendogli la porta gli fa: «Allora a presto»
«Sì, a presto».

(Continua… la seconda parte è già disponibile sul mio profilo)
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